Può una storia far ridere, sorridere, commuovere e indignare insieme? Sì, certamente.
Sabato 15 Febbraio, alle ore 21,15 il Teatro di Bucine porta sul palco una storia emozionante e delicata, quella di una transessuale, di un uomo che si sentiva donna e viveva da donna, nella Firenze della seconda metà del Novecento e che a un certo punto della propria esistenza ha avuto il coraggio e la determinazione di trasformare il suo status anagrafico, affrontando anche il confino in un piccolo paese della provincia di Foggia.
ANNA MEACCI è l’appassionata, straordinaria ed ironica interprete della storia di Romina Cecconi, nata Romano; il puzzle di un’esperienza continuamente oscillante tra dolore e sospensione del dolore, tra sconforto ed entusiasmo, tra sconfitte e rivincite fin quando, finalmente, poté ritirare un nuovo documento, una carta di identità con una “F” scritta accanto alla voce “sesso”. Il tribunale di Lucca dette validità legale a un desiderio che per decenni aveva lottato contro un’Italia bigotta e impreparata, contro un corpo che non corrispondeva a come la mente avrebbe voluto vederlo.
Uno spettacolo tenero, comico e pieno di speranze libertarie, che spinge lo spettatore ad andare oltre le apparenze, per non dimenticare il valore del rispetto delle differenze, contro ogni discriminazione.
Continua la stagione 2019-2020 del Teatro Comunale di Bucine con un nuovo appuntamento serale.
“Bocca baciata non perde ventura, anzi rinnova come fa la luna” di e con David Riondino
Cantautore, divulgatore, poeta ed eclettico attore, David Riondino racconta il Decameron di Giovanni Boccaccio con lo spettacolo – messa in scena del fortunato esperimento avviato con Rairadio 3 in occasione del 700° anniversario della nascita di Boccaccio, quando Riondino compose una canzone per ognuna delle giornate raccontate nell’opera. La storia di Alatiel, filo conduttore delle digressioni che aprono alle altre novelle, parla delle avventure e delle sventure della figlia del Sultano di Babilonia, la donna più bella del mondo che naufragò in terra cristiana peregrinando per i principali porti del Mediterraneo. Rispettando suoni e lessico della scrittura di Boccaccio e scommettendo sulla cantabilità dei racconti, David Riondino rivisita l’opera sempre attuale del grande poeta di Certaldo, portando in canzoni varie novelle, rielaborate in forma di ballata. Riscoperta storica e canzone d’autore, spirito moderno e atmosfere da bardo medievale, cabaret arguto e musica godibile.
TEATRO DI BUCINE via del Teatro, 14 Stagione serate 2019/2020 Biglietti: 12 € intero – 10 € ridotto (over 65, associazioni del territorio)8 € studenti – 5 € bambini (fino a 12 anni)info e prenotazioni: info@diesisteatrango.it
Nel Giorno della Memoria il pensiero corre agli orrori perpetrati dal nazifascismo sugli ebrei e su altre minoranze perseguitate e sterminate; corre ai sopravvissuti, ormai pochissimi, con il loro pesante bagaglio emotivo, ai “coraggiosi silenziosi”, che aiutavano i perseguitati a rischio della loro vita.
In occasione della Giornata della Memoria 2020, Diesis Teatrango è presente in due appuntamenti distinti, il 26/01 al Museo Il Cassero per la Scultura di Montevarchi con “…in tante storie, favole dal mondo,favole di popoli e paesi“, una performance dedicata ai bambini, e il 27/01 al Teatro Comunale di Bucine con la performance IL POPOLO PERFETTO
26/01 ore 16:00 prima replica e ore 17:00 seconda replica
“…in tante storie, favole dal mondo,favole di popoli e paesi” Abbiamo scelto di dedicare questo giorno di “memoria” ai più piccoli, attingendo alle tante favole e fiabe dei popoli che nella storia hanno subìto stermini e deportazioni, umiliazioni e violenze; fiabe e racconti tradizionali di questi popoli che sono un tesoro prezioso perché nati nel cuore e nella fertile fantasia delle genti, segno di una ricchezza inestimabile, la differenza. Le favole costruiscono un percorso all’interno del Museo, guidato dal racconto/favola, narrato con la delicatezza che si addice ai bambini, di un luogo dove in tutti i tempi sono stati rinchiusi bambini e grandi (un po’ come la gabbia dove la strega rinchiude Hansel e Gretel) e dove le storie che ognuno racconta agli altri aiutano a sconfiggere l’orco e la strega che ne sono i tenutari.
Favole in Fattoria è un progetto Diesis Teatrango a cura di Piero Cherici, Filippo Mugnai, con la Scuola di Teatro
27/01 ore 21:15 Teatro di Bucine IL POPOLO PERFETTO
Dopo il meritato successo di Modigliani del 18/01/2020, la stagione del Teatro Comunale di Bucine prosegue con l’ultima produzione di DIESIS TEATRANGO
IL POPOLO PERFETTO Uno sguardo contemporaneo verso la persecuzione programmata dai nazisti sulle persone più fragili “vite indegne di essere vissute”: malati psichiatrici, persone disabili, borderlaine, outsider.
La scrittura drammaturgica è stata creata e sviluppata durante il laboratorio di teatro sociale che Diesis Teatrango svolge in maniera permanente dal 2006. Parte da un episodio di memoria storica: il programma Aktion T4, voluto da Hitler per realizzare l’idea di un “popolo perfetto”, una persecuzione delle “diversità” al fine di preservare la pura razza ariana. Grazie alla creazione artistica questo evento emblematico viene restituito alla contemporaneità quale riflessione su un reale che perpetua violenze analoghe, benché più sottili e nascoste. Lo spettacolo, attraverso l’espressione autentica dei protagonisti, “ Se fossi vissuta in quel periodo mi avrebbero uccisa….”; racconta la fragilità testimoniandone diritto di presenza, elevandola alla sua elegiaca bellezza. I diversi sono fiori da proteggere, da coltivare, da osservare nella armonia delle loro differenze. E’ un’ opera collettiva scritta dagli attori stessi, una drammaturgia/ viaggio che parte dal corpo e dalle parole dei protagonisti, esprime il valore autentico di un’intimità comunitaria.
Lo spettacolo restituisce un pensiero nudo sulla ferocia e sulla vitalità di un mondo che vuole difendere il diritto alla propria umanità. La performance, di forte impatto emotivo, travolge lo spettatore in un viaggio unico e straordinario nel quale ognuno può riconoscersi.
Prosegue la stagione 2019-2020 del Teatro Comunale di Bucine con uno spettacolo già vincitore del Premio Nino de Reliquis per il Teatro, la Danza e le Arti Performative e del Premio L’inutile del Teatro.
Uno spettacolo incentrato sulla figura straordinaria di Amedeo Modigliani, “l’artista più bistrattato dai suoi concittadini”, uno spettacolo poetico, ironico, graffiante che ci porterà a contatto con uno dei grandi della pittura moderna, con le sue figure riconoscibilissime entrate nell’immaginario collettivo, i lunghi colli, gli sguardi sognanti, le sculture che ricordano lo stile africano e in qualche maniera il ns Venturino Venturi nella semplicità delle linee.
Con il testo di Alessandro Brucioni e Michele Crestacci, con la regia di Brucioni e l’interpretazione di Crestacci, i suoni di Alessandro Battocchi.
Anticiperà lo spettacolo alle ore 19:00 l’incontro con la Prof.ssa Maria Giovanna Cutini, storica dell’arte, che ci porterà con la consueta passione, competenza e bravura nel mondo di Modigliani, in collaborazione con la Associazione per la Valdambra.
Diesis Teatrango per il quarto anno è felice di ospitare questo incontro che valorizza, con la sinergia tra Associazioni ed Enti del territorio, l’apertura del teatro a contributi sempre importanti per la costruzione e la condivisione della cultura.
L’INCONTRO è uno spettacolo produzione DIESIS TEATRANGO del 2019 con Alessandro Grassi, con regia di Barbara Petrucci.
Alessandro è un giovane attore con sindrome di Down che partecipa da molti anni ai laboratori teatrali tenuti nelle scuole del Valdarno e nei centri diurni da DIESIS TEATRANGO e da alcuni anni segue un percorso laboratoriale specifico (Laboratorio Permanente di Teatro Sociale) che lo ha portato a lavorare come attore in alcune produzioni della Compagnia.
Negli anni infatti la teatralità innata di Alessandro si è strutturata nel percorso di formazione con il Laboratorio Permanente di Teatro Sociale, tanto da renderlo uno dei punti di forza delle ultime produzioni. Ne L’INCONTRO Alessandro balla un tango in solitaria con una giacca e piano piano incontra il pubblico che viene coinvolto sul palco in una “milonga” diversa, una esperienza di teatro e workshop teatrale insieme.
Lo spettacolo ha la struttura di un lavoro interattivo dove il pubblico incontra, nella relazione con l’attore, le dinamiche espressive che costruiscono la drammaturgia; la struttura scenica parte dalla relazione fra “chi porta e chi è portato” propria del tango e apre la performance ad atti inattesi e relazioni da esplorare, generando negli attori-spettatori reazioni di apertura e di reciprocità che costruiscono un racconto ogni volta inedito.
Il Teatro Comunale di Bucine chiude il periodo delle festività e riprende con la programmazione con un film di animazione DILILI A PARIGI, storia di una bambina che sbarca a Parigi proveniente dalla Nuova Caledonia, una piccola kanak meticcia, che arriva a Parigi, a fine Ottocento, imbarcandosi di straforo sulla nave che riporta in Francia l’insegnante anarchica Louise Michel, di cui diviene discepola. Nella capitale stringe amicizia con Orel, un facchino che conosce tutto il mondo culturale e artistico della Belle Époque. Insieme a lui partirà per una avventura parigina tutta da scoprire….
Con la consueta, straordinaria abilità, Ocelot fonde l’intento educativo con un’immaginazione galoppante, la realtà, del paesaggio parigino, e dei tanti personaggi illustri chiamati a raccolta, con la freschezza di uno sguardo nuovissimo, che non teme il confronto con le icone, perché possiede in quantità gentilezza e coraggio.
Esattamente come la protagonista di questo film, Dilili: un personaggio che pare uscito da un classico della letteratura per l’infanzia, ma è portatore di una consapevolezza contemporanea, straordinariamente matura e cristallina. Una nuova Zazie, che fa rivivere cinematograficamente la capitale francese come non accadeva da tempo, esplorandola in ogni dove, dalle fogne al cielo, per celebrarla, infine, con una sequenza tra sogno e spettacolo.
Ocelot risponde al richiamo delle urgenze politiche e sociali contemporanee, e all’oscurità culturale di questo inizio di millennio, ambientando i peggiori spettri dell’attualità, misoginia e terrorismo, al tempo del progresso (Gustave Eiffel), delle invenzioni futuristiche (Alberto Santos-Dumont, i Lumière), delle scoperte scientifiche (Marie Curie), dei capolavori dell’arte (Toulouse Lautrec, Renoir, Picasso, Rodin, Camille Claudel) e della letteratura (Proust)
Quanta bellezza, intelligenza e ironia, in questoDilili a Parigi….”
Gli spettatori potranno poi partecipare al laboratorio curato da Itinerari Pedagogici Valdarno sulle tematiche del film.
Ogni spettacolo che si costruisce con il Laboratorio Permanente di Teatro Sociale è una gioia, ovvero una felicità immensa e un piccolo e grande gioiello.Vedere uno spettacolo crescere da dentro è emozionante, specialmente quando si parla delle nostre minoranze silenziose che, in nome della diversità che le ha rese minoranze, subiscono violenze inaudite da parte della maggioranza. Una maggioranza che ha eliminato la minoranza per diventare unica detentrice di diritti.
Il programma Aktion T4 che, piegando la verità scientifica alla follia umana, ha definito chi dovesse vivere e chi no, per eliminare dalla Germania le diversità fisiche e psichiche fece fuori malati mentali, handicappati, antisociali (tra cui furono inserite le lesbiche), vittime spesso dimenticate della violenza nazista. Insieme a rom e sinti, ebrei, omosessuali e transessuali, detenuti politici, Testimoni di Geova e criminali comuni, la necessità di pulizia sociale nazista, eliminò anche persone deboli e indifese, troppo deboli fisicamente o mentalmente per essere IL POPOLO PERFETTO.
Porteremo lo spettacolo nella versione di fine anno laboratoriale al Teatro alla Misericordia a San Sepolcro il 19/12/2019, a Bucine il 27/01/2020 – Giornata della Memoria, ad Arezzo al Circolo Aurora il 25/04/2020
di e con Sissi Abbondanza immagini e scene Paolo Lauri luci e suoni Gabriele Ramazzotti liberamente ispirato agli scritti di Ingeborg Bachmann
Una donna nella sua casa, nido e prigione, alla fine di una festa e in attesa dell’arrivo del suo uomo, scopre un’altra se stessa con cui dialogare. La casa, perimetro del suo corpo, della voce e dei pensieri, dove emerge la verità del suo essere e del suo percepire. Sulla scena un cubo fatto di canne di bambù, all’interno del quale agisce la parola della Bachmann. Parole invase dall’ansia di libertà e amore, soprattutto all’indomani del suicidio di Paul Celan, poeta e disperato amore della Bachmann.
Sissi Abbondanza, storica attrice della compagnia Chille de la
Balanza e anima, insieme a Claudio Ascoli di San Salvi città aperta, spazio
teatrale e culturale nel cuore di Firenze, ex manicomio, adesso luogo ricco di
eventi e di attività. La creazione di Sissi Abbondanza rappresenta squarci di vita di Ingeborg
Bachmann – poetessa, scrittrice e giornalista austriaca vissuta e scomparsa
in Italia nel 1973. Si ispira sia alle opere che alla vita reale della
Bachmann, donna molto apprezzata nel suo lavoro di scrittrice e per importanti
programmi di emittenti radiofoniche austriache e tedesche ma combattuta
intimamente a causa delle forti pressioni della vita. Una donna che odiava il
proprio Paese natale – dal quale era fuggita – per essersi allineato al nazismo
e di cui asseriva: “C’è stato un momento preciso
che ha distrutto la mia infanzia. L’entrata delle truppe di Hitler a Klagenfurt.
Fu qualcosa di così orrendo che il mio ricordo inizia con questo giorno, con un
dolore troppo precoce, così intenso come forse dopo non l’ho più provato”.
“Casa di bambole”, ovvero come sfuggire da una realtà troppo dolorosa: Il lavoro dell’attrice restituisce la Bachmann come donna assediata da demoni interiori, con una folla di gente intorno ma un profondo senso di intima solitudine. Una conversazione delirante, sola al cospetto di se stessa, tra inquietudine, esaltazione e tormento: sentimenti resi talvolta sardonici dalle movenze dell’interprete, a tratti fin troppo espressionisti. Come in una casa di bambole, dove tutto è possibile ma totalmente fuori dalla realtà, in un tempo senza confini.
…
Scoperto è chi esita, adesso, chi ha scordato la formula magica. Tu non puoi e non vuoi conoscerla, bevi sfiorando l’orlo, dove è fresco: come un tempo, tu bevi e resti sobrio, le ciglia ti crescono ancora, tu ancora ti lasci guardare!
Io con amore all’attimo protesa sono già, invece: il coccio mi cade nel fuoco, piombo mi ridiventa qual’era. E dietro al proiettile sto, monocola, risoluta, defilata, e incontro al mattino lo invio.
Con questo spettacolo il Teatro di Bucine ospita un’opera della corrente drammaturgica del Novecento del “Teatro dell’Assurdo” di cui E.Ionesco, accanto a Samuel Beckett e Alfred Jarry, è uno degli esponenti principali. Un testo non facile, LE SEDIE che mette in scena un drammatico e grottesco tentativo di comunicare ciò che è incomunicabile, l’irreale che risiede nella realtà, dove solo le abitudini fanno passare il tempo e danno l’illusione di esistere.
Accanto ai due protagonisti vivono gli oggetti, LE SEDIE, presenze indispensabili create per lo spettatore, cariche di storie e rimembranze, segni del linguaggio destinati allo sguardo dello spettatore. Forse occuparsi del quotidiano, della sua possibile continua mutazione, del suo miglioramento, è meglio che proclamare grandi comunicazioni che poi cascano nel vuoto. La messa in scena di questo testo del teatro dell’assurdo ci lascia un messaggio attuale sul nostro vivere o credere di vivere sempre alla ricerca di soluzioni “epocali”, e ci interessa perché possedendo molti livelli di lettura – dai più immediati e comici a quelli più enigmatici e prospettici – può rivolgersi a molti tipi di pubblico.
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