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IL PESCIOLINO NERO di LABORATORI PERMANENTI – venerdì 17 luglio 2026 ore 17:00

La bravura della nostra amica Caterina Casini e una storia persiana per portarci dentro dimensioni di crescita umana, di affetti, di sogni.

Una lettura spettacolo che saprà avvincere gli spettatori e le spettatrici e portarli altrove, nel fiume, nelle acque, perdrsi e ritrovarsi, più forti, più gentili, più aperti al mondo. E ne abbiamo bisogno. Le storie antiche ci parlano ancora di ciò che non abbiamo imparato.

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STUDIO SU EDIPO RE di Diesis Teatrango esito finale del corso di formazione teatrale – martedì 14 luglio 2026 ore 21:15

Una storia che abbiamo sentito mille volte e mille volte declinata in modo diverso, perché il mito alimenta letture molteplici che ci legano ai nostri fondamentali antropologici.

Nel Laboratorio del martedì sera abbiamo affrontato Edipo Re di Sofocle, facendoci attraversare dalla sua storia e nutrendoci delle suggestioni senza tempo che può fornire e fornirà ancora a chi saprà leggerlo mettendosi in gioco. Noi lo abbiamo fatto e vi vogliamo mostrare cosa ne abbiamo tratto.

Vi aspettiamo martedì 14 ore 21.15

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PINOCCHIO, UN BURATTINO? – Diesis Teatrango – venerdì 10 luglio 2026 ore 17:00

Uno spettacolo intenso, divertente, evocativo, per grand* e piccol*, per ritrovare la storia di Pinocchio in tanti frammenti, nei quali le opere di Venturino Venturi fanno da scenografia, da sfondo, da contenitore.

Uno spettacolo che è un peccato quando finisce, perché se ne vorrebbe ancora e ancora.

Vi aspettiamo

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ITALIA – la storia d’Italia attraverso lo sguardo di una donna di Compagnia di Arti e Mestieri – mercoledì 8 luglio 2026 ore 21:15

80 anni di Repubblica Italiana, da festeggiare ma anche da proteggere, perché la tentazione (altrui) del potere passa attraverso la negazione della vita sociale, del mandato Costituzionale https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione, dei diritti acquisiti e della possibilità per tutte e tutti di realizzarsi (art.3).

Chi nega la Costituzione, non può e non vuole difendere l’Italia, ma solo piegarla al suo piacere e volere.

Il teatro come memoria del futuro, con lo spettacolo ITALIA – la storia d’Italia attraverso lo sguardo di una donna

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CENTRI ESTIVI 2026 AL TEATRO DI BUCINE

SONO APERTE LE ISCRIZIONI A OFFICINA ESTATE 2026!

Teatro comunale di Bucine (AR)

Quest’anno partiremo per un viaggio speciale: Cronache da questo pianeta.

Per qualche settimana proveremo a guardare il mondo con occhi nuovi, come farebbe qualcuno appena arrivato qui. Attraverso gioco, teatro, arte, natura, laboratori e immaginazione parleremo di relazioni, emozioni, differenze, comunità e futuro.

Officina Estate non è soltanto un centro estivo: è una rete di spazi educativi diffusi dove bambine e bambini possono esplorare, creare, incontrarsi e costruire insieme nuove possibilità.

🍽️ Pasti inclusi

🎟️ Voucher disponibili per le famiglie che ne hanno diritto

📅 dal 6 al 31 luglio 2026

👉 Iscrizioni aperte: https://forms.gle/iZLaxd7GNB199oZGA

#OfficinaEstate2026 #SpaziEducativiDiffusi #PedagogiaDiComunità #EstateInsieme #FondazioneCRFirenze

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IL VALORE ULTRAUMANO DELLE RESIDENZE ARTISTICHE – Omar Giorgio Makhloufi

Il Teatro Comunale di Bucine è un luogo magico, dove avvengono incontri preziosi. Dove si rinsalda la fiducia nella condivisione, nella reciprocità.

Abbiamo avuto con noi Omar Giorgio Makhloufi, un artista, una persona aperta e cordiale, che da subito si è inserita nelle tante azioni di Diesis Teatrango, fino a partecipare allo spettacolo AMLODHI=PAZZO presso il CAS Tortaia del 23-05-2026

Coinvolgere artisti e artiste nei nostri progetti è ormai una prassi consolidata, vero motore di ricerca per noi e per loro, di contaminazione artistica ma prima di tutto umana, quella contaminazione che porta alla luce il vero senso dell’essere “umani” e stare in accoglienza e ascolto, per poter poi dire, per poter poi fare.

Ci piace condividere alcune riflessioni di Omar. E speriamo di rivederlo presto con noi.

Sullo spettacolo, in cui si è inserito con gentilezza e disponibilità:

Ho sempre avuto il sospetto che Amleto fosse il Teatro, o meglio il senso stesso del
Teatro. Ma bisogna ricordarselo e trovare ogni volta il modo di vederlo in forme e
vesti nuove.

Appena ventenne, in un momento di forte crisi adolescenziale, un giorno uscii dal
mio “castello di Elsinore” — che era la casa dei miei — sbattendo la porta, perché
sentivo che mi venivano imposti fantasmi che non erano i miei. Quella fu la mia crisi,
la mia simbolica uccisione delle figure genitoriali. Da lì trovai il mio teatro, o almeno
iniziai a cercarlo. Quel giorno mi sentivo Amleto.
Ho avuto la fortuna di incontrare, e di farne parte — anche se per il tempo di una
replica — dell’Amleto del laboratorio permanente di teatro sociale di Diesis
Teatrango. Ora mi rivolgo direttamente agli attori e alle attrici dello spettacolo.
Il vostro Amleto mi ha fatto vedere, e confermato, che stare in scena non è altro che
prepararsi a un incontro: avere il coraggio e la volontà di attraversare ciò che si è e
offrirlo — certo, con parole che spesso non sono le nostre — trovando però sempre un
modo per rivedersi, incontrarsi, ascoltare con quali fantasmi conviviamo e come quei
fantasmi siano la nostra ricchezza e la nostra specificità, nel bene e nel male.
Amleto è il teatro perché è le nostre contraddizioni, è l’imprevedibilità dello scorrere
della vita, è il continuo distinguere tra ciò che vogliamo vedere e ciò che rifiutiamo,
tra quanto siamo disposti ad andare a fondo e quanto invece diciamo
“chissenefrega”. Teatralmente avete la forza dei principi che muovono lo stare in
scena: voi siete e state, e ogni cosa che fate è pura drammaturgia, perché non avete
paura di donare ciò che siete nel momento in cui lo siete. Questa è la lezione più bella
che si possa ricevere a teatro.
In quello che fate non c’è errore, perché non esiste finzione: l’unica recita possibile è
la magia dello stare insieme, ancorati al senso profondo di un rito che ogni volta è un
percorso di conoscenza di sé e dell’altro.
Daniele è Amleto elevato alla potenza: ogni volta il suo Amleto è sempre più Amleto.
Il suo commentare è un ribollire eterno di dubbi, tragici e buffi insieme; è la presenza
della nostra coscienza, del nostro essere. È il bambino interiore che non muore mai:

il fulcro che tiene tutto insieme. Può esserci o non esserci, ma è proprio in quel
dubbio che si apre la possibilità di cogliere il senso di chi siamo. Se lui non mettesse
in dubbio, non avremmo più fede.
Alessandro è l’Amleto del gioco, puro clown: smentisce il potere e lo piega alla forza
della comicità che svela. Il potere dice A e lui lo distorce, ne fa ciò che vuole.
Simone è l’Amleto della delicatezza, del rispetto, della fragilità elegante: l’osservatore
di cui abbiamo bisogno per accorgerci di quanto tutto sia altrettanto delicato e
flebile.

Chiara è l’Amleto della forza indomita, di chi ha la spinta per andare avanti per sé e
per gli altri; è la motivazione collettiva, quella coscienza di sé che diventa energia
pura e che nell’altro trova il gancio per costruire un’alternativa insieme.
Roberta è l’Amleto di chi accetta la calma, con un sorriso che comprende tutto; di chi
ha intuito che il mondo è un palcoscenico e che forse questa vita è un sogno, e che
non vale la pena forzare le cose, altrimenti si sgretola ogni senso.
Irina è l’Amleto-Ofelia: il senso eterno del femminile, la maestosità indefessa della
donna e della madre. Ofelia è una diagonale che ci attraversa, precisa e necessaria:
quella della maternità che vive in ognuno di noi e che ci connette al dolore del sacro,
al perché a volte deragliamo.
Manuel è l’Amleto adolescenziale: quello che vorrebbe dire tutto ma alla fine dice
solo ciò che gli serve, per tradire, cre
scere, maturare, diventare adulto — un adulto
consapevole che non perderà quella preziosa e fondamentale fragilità che ognuno di
noi porta con sé.
Samanta, Massimo, Elisa, Lucia, Barbara, Piero, Perla e i musici Silvia, Matteo e
Andrea sono custodi e testimoni — quasi apostolici — dei segni che ogni Amleto ci
dona: un fare messianico ma leggero, senza retorica né morale. Custodi capaci di
creare i binari di cui i “profeti” hanno bisogno per indicarci una via. Profeti che, nel
loro vaticinare, sono fragilissimi e potentissimi allo stesso tempo.
Omar Giorgio Makhloufi

27/05/2026

Sulla residenza artistica a Bucine:

In queste giornate di maggio sono stato ospite di @diesis_teatrango presso il Teatro Comunale di Bucine. Partito con l’idea di iniziare a scrivere un nuovo testo con dubbi e aspettative più o meno, regolare, riparto con la netta sensazione di aver rinfrescato il senso profondo del perché faccio quel che faccio. Scrivere non è solo pensare narrazioni possibili, creare, fantasticare, studiare ma mettersi in dialogo, ascoltare e arrivare a vedere cioʻ che è necessario vedere. Grazie al calore e all’accoglienza delicata di Piero e di tutta Diesis, ho incontrato una comunità ed è da qui che ho trovato il senso di quest’operazione testuale ispirata a Baby Gang e Pinocchio e che attraversa le polarizzazioni fragili del presente che mi colpiscono in fronte. Ho incontrato bimbi e anziani e un paese dove vive l’italia con le sue memorie, le voci, le paure, I suoni, I perché e i per come e chi e i noi e i loro. Chiacchiere che ti riportano alla verticalità dei percorsi e alla necessità dell’artista di essere li in mezzo e registrare e elaborare ed essere una voce in mezzo alla cronaca. Ho conosciuto bambini novelli pinocchio. Chi è laureato in rapine – il cui ricavato va ai proprio compagni come segno di generosa condivisione, chi in viaggi intercontinentali in inglese ha esclamato “se c’è un medic in the air”, chi del non far niente ha fatto la proprio professione virtuoso e redditizia, chi è un fata robot e chi ha visto Pinocchio danzare alle Hawai mentre il gatto e la volpe gli portavano la “roba”. Bimbi che teatralizzano le loro paure e poi anziani che sono bimbi con le rughe e che sono la memoria e che ti fanno vedere che l’abc è sempre semplice ma bisogna coglierlo. Intanto bisogna fare e andare e se ti fermi cerca di star bene. Poi ho visto Amleti che senza pudore e morale parlano con i propri fantasmi o che se tifi inter (o qualunque squadra) e sei amleto tutto il resto puoʻ aspettare. Che la drammaturgia è esporre le proprie fragilità, farlo bene e con eleganza e che a teatro siamo tutti un po il maranza di qualcun altro. Ricercare è un atto di solitudine ma sei sempre accompagnato, basta trovare quelle alleanze che sono corrispondenze vere e proprie

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FESTIVAL DEL TEATRO SOCIALE – Laboratorio Permanente di Teatro Sociale DIESIS TEATRANGO

Sabato 23 maggio, ore 21:00, presso il Centro di Aggregazione Sociale di Tortaia, saremo in scena con AMLODHI-PAZZO

Una occasione per incontrarci attraverso il mezzo del teatro, del lavoro di tutte e tutti sui nostri limiti. La bellezza che nasce dall’affrontarli, dal superarli, dal mettersi in gioco e fiorire nella alterità, perché ogni limite è stimolo per chi lo ha e per chi lo incontra davanti